“Quanto al Matteotti […] sarà bene che egli si guardi! Ché se dovesse capitargli di trovarsi, un giorno o l’altro, con la testa rotta (ma proprio rotta!)… non sarà certo in diritto di dolersi dopo tanta ignobiltà scritta e sottoscritta”.
Le mascalzonate del disonorevole Matteotti, “Il Popolo d’Italia”, 3 maggio 1923
“Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me” (Giacomo Matteotti a un collega deputato dopo il discorso alla Camera del 30 maggio 1924)
Tutta la stampa di opposizione pubblicò per settimane dettagli sulle violenze e sulle irregolarità che avevano contraddistinto le elezioni, raccogliendo denunce da ogni parte d’Italia. Questi elementi furono alla base del discorso con cui Matteotti accusò di invalidità la nuova Camera all’apertura della XXVII legislatura, nella seduta del 30 maggio1924: “Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano […] domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”.
Il discorso del segretario unitario fu preceduto dagli interventi del democratico liberale Errico Presutti e del socialista Giuseppe Emanuele Modigliani. Entrambi avanzarono la richiesta di annullamento delle elezioni in tutta Italia per le condizioni di irregolarità con cui si era votato in varie circoscrizioni.
Matteotti fece sue le proposte dei colleghi, spiegando con precisione tutti i motivi per cui l’elezione era da ritenersi non valida.
Il suo discorso era stato scritto per essere pronunciato in una ventina di minuti, ma durò più di un’ora a causa delle interruzioni dei fascisti e del presidente della Camera Alfredo Rocco, impegnato a ostacolare il diritto di parola di Matteotti con richiami e ammonizioni che si univano alle invettive e alle urla dei sostenitori del governo.
Fernando Schiavetti, che allora dirigeva il quotidiano “La Voce Repubblicana”, avrebbe così ricordato lo svolgimento di quella seduta: “la violenza con cui la maggioranza fascista rispose a Matteotti fu inaudita […] In quell’atmosfera vibrava un sentore di tragedia“.
Il pomeriggio del 10 giugno, non lontano dalla sua abitazione nei pressi del lungotevere Arnaldo da Brescia, Matteotti fu aggredito e ucciso a coltellate da un gruppo di fascisti che lo pedinava da giorni. Gli assassini occultarono il suo cadavere a circa 20 chilometri da Roma, nella macchia della Quartarella vicino a Riano Flaminio. Il corpo fu rinvenuto solo il 16 agosto.
Non era la prima volta che il fascismo ricorreva all’omicidio politico, ma il clamore e l’indignazione suscitati dal “caso Matteotti” rappresentarono l’inizio di una nuova fase e diedero il via a quella che sarebbe stata indicata come la “secessione dell’Aventino”.
Sfoglia la stampa satirica (e non)
In questa vignetta, il Paese italiano è raffigurato come un uomo legato da capo a piedi da una stretta corda. Così immobilizzato, inutili sono i suoi tentativi di avere la meglio sul fascista che lo minaccia con uno spadino. Fuor di metafora, non ci si poteva aspettare un diverso risultato delle elezioni politiche di cui Matteotti denunciò i brogli, le sopraffazioni e il paralizzante clima di violenze.
IL FASCISTA - La vittoria è mia!... IL PAESE - Puoi andarne orgoglioso!!!!
Il risultato delle elezioni, "L’Asino", 22 marzo 1924.
Il 6 luglio 1924, il giornale socialista "Avanti!" pubblicò questa vignetta dell'illustratore Giuseppe Scalarini. Anche se il corpo di Matteotti non era ancora stato trovato, risultava ben chiara a tutti la sua tragica sorte e il deputato socialista era già diventato un martire nelle case di molti italiani. Qui si vedono, infatti, un padre, una madre e un figlio intenti a pregare e venerare – come fosse una reliquia – l'icona-ritratto di Matteotti, che appare simile a un santo protettore.
Giuseppe Scalarini, "Avanti!", 6 luglio 1924.
Vignetta satirica che, più che suscitare una risata, conduce a una riflessione: la longa manus del fascismo pensava che bastasse eliminare Giacomo Matteotti per colpire e mettere a tacere le opposizioni, ma si sbagliava di grosso. L'omicidio del deputato socialista, come un boomerang tornato indietro, mise ancor più in evidenza le contraddizioni del regime e consapevolizzò in misura via via maggiore non solo le opposizioni parlamentari, ma gran parte dell'opinione pubblica.
Giacomo Matteotti non è morto: il fascismo ha colpito sé stesso.
Il suo martirio ha salvato l’Italia, "L’Asino", 22 marzo 1924.
La testata della rivista "Il Becco Giallo" si modifica in relazione allo spirito dei tempi: il tradizionale becco giallo del corvo, di norma raffigurato aperto (vd. sopra, n. 25 del 29 giugno 1924) viene ermeticamente chiuso da un lucchetto nel logotipo del n. 27 del 13 luglio 1924. La libertà di stampa, di parola e di opinione è stata duramente messa in discussione, anche attraverso decreti legge.
"Il Becco giallo", 29 giugno 1924.
"Il Becco giallo", 13 luglio 1924.
Immagine satirica che raffigura i capi dell’opposizione intenti a dettare le ultime volontà a un notaio appresa la notizia della morte di Matteotti.
I capi dell'opposizione: "Signor notaio, siamo venuti a dettare le nostre ultime volontà".
Dopo l’assassinio dell’on. Matteotti, "Il Becco giallo", 29 giugno 1924.