
Marcia su Roma
La Marcia su Roma fu una manifestazione armata eversiva organizzata dal Partito Nazionale Fascista, volta al colpo di Stato per favorire l’ascesa di Benito Mussolini alla guida del governo in Italia.

Fine dello Stato liberale
Nei mesi che seguirono la Marcia su Roma, una volta entrato in carica il Governo di Mussolini, lo Stato liberale fu progressivamente smantellato. Venne, infatti, istituito il Gran Consiglio del Fascismo e fu costituita la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (spesso genericamente identificata con la locuzione camicie nere).

Legge Acerbo
Il disegno di Legge Acerbo (dal nome del deputato che ne redasse il testo) fu approvato dalla Camera: si stabilì così che, alle elezioni politiche dell’anno seguente, i 2/3 dei seggi sarebbero stati assegnati al partito che avesse ottenuto il 25% dei voti.

Elezioni politiche 1924
In un clima di intimidazioni, brogli e presidi delle camicie nere ai seggi, con minacce e ripetute violenze, si svolsero le elezioni politiche del 1924: come prevedibile, a vincere fu la lista nazionale comprendente il Partito Nazionale Fascista e i “fiancheggiatori” liberali.

Il discorso di Matteotti
Il deputato Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, denunciò in Parlamento il clima di soprusi, sopraffazioni e illegalità in cui si erano svolte le elezioni, accusando di invalidità la nuova Camera all’apertura della XXVII Legislatura.

L’omicidio di Matteotti
Mentre si avviava alla Camera dalla sua abitazione romana, Matteotti fu rapito e assassinato da un manipolo di sicari fascisti capeggiato da Amerigo Dumini. Il suo corpo fu ritrovato due mesi dopo l’omicidio, il 16 agosto 1924.

Secessione dell’Aventino
Deputati popolari, socialisti unitari, socialisti massimalisti, repubblicani e democratici della corrente di Giovanni Amendola si riunirono per costituire un comitato delle opposizioni: si sarebbero astenuti dai lavori parlamentari fino a quando non fosse stata fatta luce sulle sorti dell’on. Matteotti. Era l’inizio di quella che passò alla storia come “secessione dell’Aventino”.



